Fuggendo dalla pressa mediatica

C’era una volta il posto fisso

Posted by on Mar 11, 2014 in Intorno a noi | 2 comments

C’era una volta il posto fisso

 

Ognuno è un genio.

Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi,
lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido.

Albert Einstein

C’era una volta.
C’era una volta il posto fisso.
La vita scorreva ordinata e sicura su binari già percorsi dai genitori e dai nonni.
Si tramandava, il lavoro, a volte.
Di padre in figlio come i gioielli di famiglia.

Erano più contenti di noi, i nostri predecessori?
I genitori volevano vedere “sistemati” i figli. Per il loro bene o per sentirsi tranquilli ?
Atto d’amore o egoismo? La strada più facile è liscia e senza scossoni per nessuno.
In alcuni casi, seguire un percorso tracciato corrispondeva ai desideri.
In altri creava infelici.

Tutto questo sembra incredibile oggi. In questo tempo in cui pare che ognuno di noi sia libero di scegliere.
Le cose che diamo per scontate,  i nostri predecessori hanno lottato per regalarcele.
Guardandomi intorno mi sembra che le conquiste costate tanta fatica e a volte pagate con la vita a chi ha lottato per un mondo più libero e a misura d’uomo nel vero senso del termine ci siano sfuggite malamente di mano, come un oggetto di delicato cristallo nelle mani maldestre di chi non sa apprezzarlo.

Le porte aperte ai possibili cambiamenti quando la vita che facciamo non  corrisponde più alle nostre aspirazioni sono diventate tante, troppe, creando correnti d’aria, stanze inesorabilmente vuote e porte definitivamente chiuse.
Grazie ai rivoluzionari con la visione aperta sul futuro, alle mine vaganti, esiste la possibilità di non  subire il destino nel chiuso di situazioni che sembrano senza via di scampo.
Ma  forse il loro sogno non ci vedeva  cercare ossessivamente qualcosa passando da una situazione all’altra senza risoluzione di noi stessi.
E’ innegabile che un cambiamento sia avvenuto nei costumi e nella società.

Ma gli individui vengono lasciati soli ad elaborarne l’importanza, il vero significato per la propria vita di uomini e di donne.
L’apertura ideale sul futuro cozza contro idee radicate, abitudini appartenenti al passato.

Si approva il divorzio, ma non si da la Comunione ai divorziati.
Chi sceglie di convivere è privo dei diritti civili legati all’unione con un’altra persona.
Chi perde il lavoro esce inesorabilmente dal mercato ed è difficilissimo rientrarvi o almeno restarvi dignitosamente.
Adottare un bambino non è possibile a coppie non sposate che magari offrirebbero più amore di due coniugi che lo vivono come un modo per mantenere un’unione ormai senza più senso.

L’assenza di elaborazione del nuovo potrebbe essere dovuta al fatto che lo  studio delle materie umanistiche, quali letteratura e filosofia,  è creduto  a torto inutile, a favore delle materie tecniche che sì preparano al lavoro, ma senza formare l’individuo nella sua completezza.

A che è dato questo compito?
Ai Media.
I quali creano un’immagine degli uomini e delle donne del nostro tempo su un’illusione imposta alla quale
bisogna adeguarsi  per essere presenti nella realtà che non le corrisponde affatto.
Sul lavoro, negli affetti. Ci adeguiamo anche a questo.

Siamo andati veramente avanti, esiste un progresso dell’individuo in tutto questo?
No.
Abbiamo semplicemente applicato la proprietà commutativa per la quale cambiando gli addendi il risultato non cambia.
La società non si evolve con le equazioni matematiche.
Elaborare i cambiamenti ascoltando i reali bisogni degli individui, questo sarebbe progresso.
Il pensiero filosofico, la conoscenza della Storia, dei classici della Letteratura manca all’individuo del nostro tempo.
L’istruzione è finalizzata al produrre.
Forgiare individui preparati nella materia ma senza anima. Facilmente sostituibili o intercambiabili.
Si è convinti di aumentare  guadagni  e  produttività in questo modo.
Dimenticando che la materia senza anima esaurisce il suo scopo in se stessa.

Dare un’anima alla materia , qualunque essa sia, sarebbe fondere le conoscenze filosofiche le esperienze che ne derivano con le conoscenze acquisite tecnicamente.
Il lavoro avrebbe un senso più alto che il mero procacciarsi sostentamento.
Coloro i quali ci hanno preceduto, hanno lottato perchè questo avvenisse.
A noi manca il loro coraggio. Il coraggio di vivere credendo in qualcosa.
Potremmo usare tutti i mezzi forniti dal progresso per progredire come individui, invece di farcene usare , tenuti a bada, da chi ha il potere.

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Se pensi che esista qualcosa per cui vale la pena lottare…

2 Comments

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  1. claudia

    Io credo che nel precariato ci sia piu oppurtinita di poter scegliere il proprio futuro…..se nn fosse che qualcuno cmq sceglie gia x noi….xe nn ci accorgiamo che nessuno ai piani alti ha la volonta che noi ai “piani bassi” emergiamo e quindi lanciano allarmi tramite i media di crisi economiche imminenti facendoci cadere volutamente in recessione mentre loro ingrassano senza sosta il loro portafogli…..ci hanno buttato nella precarieta convinti che nn avremmo fatto rivoluzioni x garantire il ns futuro…ed hanno avut9 ragione ci hanno infondato incertezza e ci hanno di nuovo sottomesso alla loro unica volonta!!! Non so se il mio commmento si collega x intero al tuo testo ma sono i miei pensieri di getto alla lettura del titolo.

    • Lu

      Ciao Claudia!
      Ti ringrazio per aver letto il mio articolo ed averlo trovato interessante. E’ vero quanto affermi: Il precariato potrebbe essere un’oppurtunità di crescita. Questo, se fosse proposto dai piani alti, come li chiami tu, in questi termini ariosi, evolutivi. Non di blocco continuo, per poi re-iniziare daccapo, bloccarsi e re-iniziare , senza prospettive di crescita nè lavorativa, nè come persone e tantomeno come cittadini.
      Si privilegia il consumo fine a se stesso. Arido e senza frutti per nessuno. Perchè lo stagno piano piano si sta prosciugando e nessuno vuole vederlo. Nessuno ha la capacità di parlare di cambiamenti veri. Nessuno è pronto. Per la paura diffusa che si respira, come giustamente dici tu.La paura tiene soggiogati, non fa pensare. Siamo così malleabili e…sottomessi alla loro unica volontà!!!

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