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Cosa dicono le nostre creuze

Posted by on Mar 15, 2018 in Intorno a noi | 0 comments

Cosa dicono le nostre creuze

Creuza: uno dei termini più antichi della lingua ligure.
Definisce il tipico, stretto viottolo, che, fendendo verticalmente  le colline liguri,
le unisce al mare.

L’espressione dialettale, viene fatta derivare, come l’aggettivo francese creux/creuse, dal latino crosus. Vocabolo che, a sua volta, ha un’origine celtica.

In una sola parola, quanta storia!

Le pietre delle creuze, mattoni al centro e ciottoli tondi ai lati, parlano della nostra terra.
Una terra di gente di mare, di volti riarsi dal sole, di salsedine che impregna i muri, le vele e le reti, è terra di gozzi e di palamiti, è luna piena, è mare ricco e generoso, mare di triglie, di mormore, di aragoste, di branzini, di scorfani e di seppie.

Una terra di baie, e tutto intorno le case, addossate una all’altra, case alte e strette, come si usava costruirle da queste parti, con quei colori tipici della Liguria.

Una terra di albe lucenti, di tramonti infuocati, di spettacolari vedute.
E’ terra di contrasti, di tinte forti ed accese, di cieli che tenui si tingono di rosa.
Una terra di scale e di muretti….dove gli innamorati si tengono per mano, si abbracciano e passeggiano insieme, su per le creuze.

La  terra di Creuze de mä, i viottoli che portano al mare cantati da Fabrizio De Andrè, e per scoprirli dovrete avventurarvi giù per queste caratteristiche  mattonate!
Dalla costa, dove si gode il privilegio di aprire le finestre e poter respirare l’odore del mare, vedere i gabbiani che in picchiata si tuffano verso il blu, e quando c’è tempesta sentire le onde che si infrangono sugli scogli, le creuze conducono alle Terrazze, scavate nelle colline da mani antiche.

Scalinate della Villetta

Scalinate della Villetta. Dalla Chiesa dei Cappuccini, portano sulle colline che sovrastano Savona, da dove è possibile abbracciare con lo sguardo il Golfo della nostra città.

Dove l’aria è frizzantina, il cielo tirato a lucido, appena velato da nubi leggere e si intravede sempre il mare, calmo e lucente!
Le terrazze di ulivi e vigneti:  questa incredibile terra dove sembra di essere entrati in una poesia di Eugenio Montale, in cui ogni suono, ogni profumo e ogni scorcio di mare ha un significato profondo ed eterno.

Le Creuze. Mulattiere d’arte e di confine, raccontano la nostra storia.

 

La creuza è una via di passaggio, un segno specifico dei nostri luoghi, delle nostre città.
Attraverso di esse, passavano mercanti e contadini, pescatori e pirati, in secoli di commerci, scambi e viaggi.
Il termine, già un misto derivante da parole diverse, rappresenta la malleabilità e l’etereogeneità del nostro dialetto.
Le Creuze parlano di marinai, di pescatori, di mercanti e del loro ritorno a casa in un’atmosfera carica della rassegnazione di chi è costretto ad un viaggio senza fine, una condanna eterna in cui i ritorni sono solo istanti per sfogare gli istinti troppo a lungo sopiti ed occasioni per riassaporare la fragranza del cibo e bere vino.
Ma parlano anche del microcosmo che ruota attorno a loro, dei personaggi dell’angiporto, dei dispersi, dei disperati, dei condannati a vita.
E non parlano soltanto di luoghi e di persone, ma ci conducono attraverso i suoni tipici dei quartieri e dei mercati, gli odori delle banchine e dei vicoli, l’umidità dei muri e dei sentieri tra le case abbarbicate ad uno spuntone di roccia a pochi metri dal mare…camminando in una delle nostre Creuze, siamo a Savona come potremmo essere in una delle città di mare che affacciano sul Mediterraneo, di culture diverse, ma affratellate tutte da ritmi, gesti, vocaboli che si sono mischiati e uniformati per necessità e per affinità.
Le città di mare e i loro porti sono tutte diverse, ma in esse batte uno stesso cuore antico.

Creuza due

Creuza zona Rocca di Legino. Presumibilmente univa la costa alle colline, che sono ora il quartiere della Rocca di Legino. Dal quale è possibile, inoltrandosi nella stradina di fronte alla Chiesa dei due Leoni, proseguire verso la Valcada.


Le Creuze
: ascoltiamo le loro antiche pietre… parlano un linguaggio fatto di termini arcaici ma a noi naturalmente familiari se si pensa a quante parole mutuate dall’arabo, dal greco, dal portoghese e dal catalano  siano presenti nel nostro dialetto e sopravvivano ancora oggi.

Popoli differenti hanno camminato sulle loro pietre.
Sono le loro diversità, unite, che ci hanno condotto sino qui. Testimoni di un passato che è la via da percorrere per il futuro.

 

 

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