Fuggendo dalla pressa mediatica

Eternamente connessi

Posted by on Apr 16, 2014 in Intorno a noi | 2 comments

Eternamente connessi

 

Il telefono cellulare mi era antipatico. Vedevo i primi modelli, enormi come citofoni, nelle mani di persone che, a mio avviso, non ne avevano nessun bisogno.

 

 

Nella mia mente, concedevo il suo uso, nell’ordine, a:
1) Spie internazionali
2) Supermanager
3) Chirurghi e medici di fama
4) Divi di Hollywood

Le mie amiche lo avevano tutte, ma io resistevo.
Quando ero in loro compagnia, improvvisamente l’ordigno suonava.
E loro si esibivano in una brutta imitazione di Franca Valeri di “…pronto mammàààà?!!” mentre camminavamo per le vie della città.
La quale era informata nella sua interezza circa la lista della spesa di mammà, le prodezze scolastiche del figlio e il rapporto problematico con le colleghe di lavoro.
Dove sta l’utilità di un telefono portatile per noi esseri normali,mi chiedevo.

Anzi.
Resistevo.
Il pensiero di essere rintracciata dove e comunque mi infastidiva.
Le mie corse tra le colline, sulla spiaggia.
Le passeggiate in mia compagnia per le vie del centro avrebbero perso il loro gusto.

Chiunque poteva trovarmi. Anche senza alcun bisogno.

Sì perchè in quei lontani anni ( in quel tempo non va bene, sa di parabola e poi dite…ma chi ti credi di essere!) le cose erano ancora abbastanza regolari.
Esistevano i lavori fissi.
Scanditi da turni, orari prestabiliti e giorni di riposo.
Questo permetteva di frequentare palestre, corsi, in giorni e orari regolari.
Di restare d’accordo con gli amici per vedersi di volta in volta.
Massimo, una telefonata se si aveva l’influenza o era accaduto qualcosa di straordinario.

Una vita in pianura.
Le mie salite erano i momenti sola con me, con i miei sogni.
Di cui nessuno era a conoscenza.
Le mie discese, tornare diversa dentro di me in giorni sempre uguali.

Improvviso è arrivato il cambiamento.
Dobbiamo ancora capire, realizzare se in bene o in male.
Ma intanto è arrivato, sotto forma di ribaltamento del mondo del lavoro.
Lo avevano già deciso, mentre noi eravamo occupati a fare altro.
Ci hanno dato il telefonino per prepararci spiritualmente a quello che sarebbe avvenuto di lì a poco.

Ogni cosa sarebbe diventata temporanea, instabile, precaria, momentanea.

Partendo dal lavoro.
Non più un diritto, la via verso l’indipendenza, le scelte, la dignità di vita.
Ma un favore concesso.

E se un poco di incoscienza serve per evolvere, come si vive nella totale incertezza di ogni cosa?

Ma abbiamo il telefonino sempre con noi.
Per parlare d’amore se chi amiamo lavora lontano.
Per essere rintracciabili da uno dei cento datori di lavoro ai quali abbiamo presentato domanda d’assunzione.
Per ascoltare un amico in una pausa di un assurdo turno di lavoro.

Non comunichiamo più presi da altro come siamo, e quando una persona si allontana c’è sempre qualcosa dentro di noi che senza cellulare resterebbe non detta.

Ecco come il cellulare mi è diventato simpatico.

 

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2 Comments

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  1. Barbara

    In un momento in cui si comunica poco…ben vengano gli SMS 🙂
    Vedo il cellulare come un modo per poter stare comunque vicini alle persone a cui si vuole bene quando si è fisicamente distanti….almeno emotivamente si può stare vicini 🙂

    • Lu

      Ciao Barbara!

      Grazie per il tuo commento!Sì, l’ordigno iniziale è diventato un modo di comunicare, a volte meglio perchè nei messaggi scriviamo pensando e scegliendo le parole.
      Quelle che magari resterebbero inespresse se non avessimo questo mezzo di comunicazione..

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