Fuggendo dalla pressa mediatica

La Processione

Posted by on Apr 20, 2014 in Racconti | 0 comments

La Processione

Anna ed io ci siamo ritrovate.
Lei è più grande di me.
Un mercoledì sì e uno no, siamo ad una specie di corso, dove si leggono poesie, brevi racconti, tanto per rompere il ghiaccio.

Si è così indotti a parlare di se stessi.
Chi lo fa apertamente, raccontandosi.
Chi si racconta restando in silenzio.
Non so se veramente mi piace questo mercoledì ogni tanto.
La ricerca, l’introspezione di cui tanto ci riempiamo la bocca.
Scavare in se stessi.
Scavare.
Ecco. Sta in questo verbo l’opprimente disagio che provo già al terzo mercoledì.
Tu scavi, scavi.
Vai in fondo, sottoterra.
Va bene, ma quando inizia la risalita?
Sarà rimandata al prossimo mercoledì.
Dove invece torni a scavare, scavare.
E’ sempre più buio, ma dove sono il sole, la luce, il mare, il cielo aperto?

Li troviamo uscendo sulla piazza piena di bambini, ragazzi, persone a passeggio, Anna ed io, alla fine delle operazioni di scavo tenute dietro il paravento delle poesie, delle letture.
– Prendiamoci un gelato! –
La gelateria di fronte fa i gelati più buoni della città.
– Hai una bella voce. Vuoi cantare insieme a me nel Coro della Processione quest’anno? – dice Anna ordinando una coppetta cassata e malaga. Tanto per tenersi su.
Lo scavaggio mi ha veramente stufata.
Non esiste evoluzione.
Se non sto attenta mi arrotolo su me stessa a furia di scavare.
Anche Anna la pensa così.

Le prove del Coro, una volta la settimana nelle tre antecedenti la Processione.
Il Venerdì Santo arriva e ha un cielo plumbeo e l’aria immobile.
Mentre cammino verso il Centro Storico per raggiungere Anna e gli altri membri del Coro, penso che ogni Venerdì Santo sia sempre stato così, grigio e immobile nell’attesa di un annunciato cambiamento.

Siamo solo in cinque al mio arrivo.
Tutto il resto del Coro e dei Musicisti è disperso.
Corre voce che ci abbiano cambiato di posto in Processione, così, all’ultimo momento.

 

Intanto, i Portatori alzano le Casse dopo i colpi del Capocassa, la Banda prova accordi, le persone che sono qui per assistere alla Processione cercano il posto migliore.
E noi lì, senza sapere dove andare.
Una di noi parte alla ricerca del resto del gruppo.
Un tacito passaparola, e dopo una corsetta veloce da un caruggio all’altro del Centro Storico , ci ritroviamo sotto le Torri centenarie nell’aria immobile.

Vediamo arrivare, a piccoli gruppi, membri del Coro, le voci bianche dei bambini per mano ai genitori, musicisti col leggio che regge lo spartito fermato dalle mollette da bucato.

I baritoni, i bassi e i tenori piombano su di noi da una via laterale, improvvisi, a gruppi di quattro o cinque, lo sparato bianco puntato dal cravattino nero.

Il Maestro del Coro si fa largo trafelato, supera la prima Cassa ormai in posizione, i Vigili Urbani che trattengono la folla, il Servizio d’Ordine del Priorato per annunciarci che…
– Hanno cambiato…-
– Lo sappiamo! –
– Mettetevi da un lato che parte la Processione e state pronti ad inserirvi quando ve lo dirò io.-
L’uomo del Servizio d’Ordine del Priorato mette fine alla discussione.

Il gruppo di tamburi che apre la Processione sembra essersi materializzato dal nulla.
Il suo scandire il tempo zittisce il brusio della folla, si perde e fluisce dentro i rintocchi della Campanassa.

La Croce, gli Incappucciati, il Corteo lentamente solenne sfila davanti a noi, muti e raccolti, col fiato sospeso.
Entriamo dolcemente nel Corteo.
Noi donne ci prendiamo a braccetto.
I bambini guardano tutti il loro Maestro, sembra una chioccia coi pulcini.
Il Coro maschile dietro di noi sfila tenendo le braccia parallele al corpo, come fanno gli uomini partecipando a qualsiasi cerimonia.

I colpi di martello del Capocassa di fronte a noi,fermano il corteo.
Intoniamo finalmente il primo mottetto.
Le nostre voci si fondono, giocando coi vari toni, volano fino al mare di fronte a noi.

Riprende la marcia.
Entriamo nella via principale che si apre di fronte a noi tra le due file di palazzi signorili.
Guardo in alto.
Dalle finestre spalancate si affacciano persone che non conosco.
Dietro di loro intravedo soffitti affrescati illuminati da antichi lampadari.
Ricchi di colori, le pennellate decise e marcate.
O decorati a stucchi bianchi, rosati o azzurri.
Meravigliosi.
Alcuni sembrano riprendere i decori delle volte dei Portici.

Nessun drappo alle finestre.
Penso che la bellezza del momento mi avrebbe ispirato un broccato rosso gettato sul davanzale della finestra, con sopra una bianca striscia di seta.
Se avessi la fortuna di vivere in una casa dal soffitto così bello.

Tre fermate per cantare nella via principale e siamo nella Piazza del Monumento ai Caduti.

Le Casse gireranno intorno alla Piazza, mentre il Coro, fermo al centro, eseguirà i suoi canti.
Cantiamo tra la folla che applaude.
Dal silenzio mistico e raccolto dell’inizio, siamo alla partecipazione più viva.

 

Flash di macchine fotografiche, riprese di cellulari alzati sopra le teste.
Visi noti e sconosciuti condividono con noi il proprio individuale misticismo.

Dai primi passi compiuti seguendo il corteo, un’acuta sensazione di qualcosa o qualcuno invisibile ma presente accanto a me.
Mi accompagna lo sento.
Lo cerco guardando tra la folla, questo qualcosa o qualcuno, come a voler dare un volto alla mia sensazione.

Improvvisa la pioggia.
Riecco l’uomo del Priorato.
– Fatevi da parte, le Casse taglieranno ora la Piazza. Rientrerete in corteo alla fine.-
Vedo sfilare le Casse.
Il Cireneo.
La Deposizione.
L’Addolorata.
Ecce Homo.
I Portatori, con di fronte i Capocassa, dietro, le squadre di riserva.
A seguire, la folla che vorrebbe strappare almeno un fiore da una Cassa, la prima raggiungibile, arginata dal Servizio d’Ordine.

Anna cerca suo figlio, tra i portatori dell’Ecce Homo.
Così, vuole vederlo portare la Cassa.
La sosta inattesa le da modo di seguire il suo desiderio.
Quando ricompare è più serena e sorridente. accetta perfino, lei così riservata, di mangiare qualcosa con noi dopo la Processione.

Jesus…Jesus…Dulcis Amor Meus!

Cantando il mottetto, la sensazione ritorna.
Pensavo, cantando? NO! Scavavo? NO!
Sentivo.

 

Allontanandomi da me per ritrovarmi.
Senza essere più ripiegata su me stessa, guardando in alto per scoprire le bellezze nascoste della mia città.
Arriviamo in Piazza del Comune.
Le Autorità dal Balcone del Palazzo.
Il Vescovo.
Parla di questi nostri tempi strani, difficili.
Dicendo che è la mancanza di lavoro a generare tristezza, degrado, squallore.

Invita tutti a non perdere la speranza.
Invita coloro che sentono di fare qualcosa, qualsiasi cosa, in questo momento, a farlo.
L’ignavia è un peccato.
Chiunque non da’ seguito all’energia che lo spinge a fare per cambiare, commette peccato.

Chissà quanti tra noi assemblati sulla Piazza lo ha veramente SENTITO?

Cantiamo l’ultimo mottetto.
Poi i portatori affronteranno il momento più difficile per loro:riportare le Casse negli Oratori.

Noi coriste andremo a mangiare qualcosa insieme prima di ritirarci a dormire.

La sensazione di qualcosa o qualcuno di bello per me si fa più acuta e più viva.

Anna mi chiama per dirmi qualcosa che non sento.
Mi volto istintivamente al suono della sua voce.

E dietro di lei, qualcosa o qualcuno ha finalmente un volto.

 

 

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