Fuggendo dalla pressa mediatica

Lessico Famigliare

Posted by on Apr 29, 2014 in I Miei Libri | 0 comments

Lessico Famigliare

Lessico Famigliare – Natalia Ginzburg

Ho alcuni libri ai quali ricorro in momenti un po’ così della mia vita. Rileggerli mi conforta. Come sapere che esiste un amico al quale puoi ricorrere e dire tutto di te senza che per questo ti giudichi. Ma anche senza applausi, anzi, è il suo sguardo duro quello che cercavi. Ecco, Lessico Famigliare mi conforta mi sgrida, scuote il mio animo con la sola lettura in quei momenti un po’ così…

Trama

Il romanzo racconta la vita quotidiana della famiglia Levi, scorrendo dagli anni ’20 ai primi anni ’50 e ruotando attorno alla figura del padre, Giuseppe. I personaggi  sono descritti attraverso abitudini, comportamenti e soprattutto la comunicazione linguistica, da cui ne deriva il titolo. Le situazioni ed i protagonisti si avvicendano nelle pagine senza ordine gerarchico, presentandosi e vivendo attraverso i loro gesti e le loro parole. In questo libro si affrontano anche tutti i conflitti e le vicende della famiglia Levi. Importante è anche il personaggio della madre di Natalia, e i suoi fratelli, anche loro nominati molto, soprattutto durante il fascismo.
Il romanzo, descrivendo le vicende familiari, attraversa il Ventennio e la seconda guerra mondiale, evocando l’uccisione del marito dell’autrice, Leone Ginzburg, per attività politica antifascista, la persecuzione degli ebrei, fino ad arrivare al suicidio di Cesare Pavese ed alla caduta delle illusioni della Resistenza.
Nel 1963 il romanzo vince il Premio Strega.

Incipit libro

“Noi siamo cinque fratelli. Abitiamo in città diverse, alcuni di noi stanno all’estero: e non ci scriviamo spesso. Quando c’incontriamo, possiamo essere, l’uno con l’altro, indifferenti, o distratti. Ma basta, fra noi, una parola.
Basta una parola, una frase, una di quelle frasi antiche, sentite e ripetute infinite volte, nel tempo della nostra infanzia. Ci basta dire ‘Non siamo venuti a Bergamo per fare campagna’ o ‘De cosa spussa l’acido cloridrico’, per ritrovare a un tratto i nostri antichi rapporti, e la nostra infanzia e giovinezza, legata indissolubilmente a quelle frasi, a quelle parole”.

Commento

Ho incontrato la prima volta Lessico Famigliare alle Medie. Mi sono tuffata con la fantasia tra le sue pagine. Avevo trovato la Famiglia che volevo! Allegra, aperta al confronto, vivace.
Con un suo linguaggio unico e irripetibile dettato dall’amore.

Anche con le sue contraddizioni di una non perfezione umana e condivisa dai suoi componenti. Ripetevo le frasi care alla famiglia Levi, mentre ero a tavola con la mia famiglia, credendo ingenuamente che quelle parole potessero avere la potenza di un mantra, significato allora a me sconosciuto ma intuito, e che il solo pronunciarle trasformasse tutti noi da rospi e ranocchi in principi e regine come, vedevo io, i personaggi del libro.Ma ahimè!Le mie parole venivano accolte con diffidenza, paura e spavento per la mia salute mentale.
“Fila a letto!! E non permetterti mai più di parlarmi così!”
Il tentativo di creare una famiglia a somiglianza di un sogno, falliva così, mentre percorrevo il lungo corridoio al buio, per infilarmi a letto e …  riprendere a sognare!

In questo nostro tempo in cui la comunicazione è affidata a cellulari e smartphone, come si troverebbe Giuseppe Levi?
Da uomo di scienza, accetterebbe il fatto che la scienza e la tecnica hanno fatto progressi tali da modificare abitudini, relazioni, tempi e modi della comunicazione tra noi e i nostri simili? Permetterebbe l’uso del cellulare ai suoi figli o direbbe , per usare un’espressione del suo Lessico Famigliare, che sono “roba da negri” ?

Esiste un impoverimento linguistico nei nostri giovani, a discapito di una conversazione fluida e corretta. Tutta la Società adotta registri linguistici più poveri e meno curati, il linguaggio usato negli smartphone si è appropriato del nostro modo di esprimerci parlando.
E’ difficile per i ragazzi oggi comunicare uscendo da uno schema di relazione condizionato da quegli oggetti tecnologici. Il salto evolutivo compiuto negli ultimi due decenni dall’umanità ha allargato  il divario generazionale ponendo adulti e ragazzi in territori inesorabilmente distanti tra loro. E’ cambiata la nostra attitudine a comunicare perché sono cambiate le regole di comunicazione.

Anche se, paradossalmente, l’uso di cellulari e smartphone ci rende più raggiungibili, più vicini anche se geograficamente lontani.
La nostra umanità è potenzialmente più potente, perché ci siamo consapevolmente più evoluti. Sono gli apparati tradizionali della trasmissione del sapere ad essere rimasti un passo indietro, in quanto sono ora in mano a chi difende la propria zona tecnologica in nome di un’umanità vissuta come ormai superata.

Forse avremmo bisogno di un uomo di scienza e profonda umanità come Giuseppe Levi per imparare ad usare le nuove tecnologie in maniera critica e recuperare la dimensione del Tempo.

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Se hai un tuo lessico famigliare o ne sei ancora alla ricerca…     (4 / 5)

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