Fuggendo dalla pressa mediatica

Timoteo Teatro secondo Anna Maria Altomare

Posted by on Apr 20, 2016 in Intorno a noi | 0 comments

Timoteo Teatro secondo Anna Maria Altomare

La parte visiva del Teatro è  la più affascinante!
Il pubblico applaude e gli attori si sentono gratificati del loro lavoro!
Ma il Teatro è…solo gli attori?
Chi c’è dietro le quinte?
Anna Maria Altomare di Timoteo Teatro lo svela!

nna Maria Altomare, Simonetta Pastorino, Elio Berti

Anna Maria Altomare con Simonetta Pastorino ed Elio Berti

 Come si arriva ad una rappresentazione teatrale?

Prima di tutto…è necessaria una Compagnia Teatrale!
Esistono Compagnie che si formano anche solo per uno spettacolo.
Oppure Compagnie come la Compagnia Stabile Timoteo Teatro che nasce dalla formazione di un gruppo e dalla conoscenza. Intesa come conoscenza all’interno del gruppo.

Gli attori sono la parte visibile di una Compagnia Teatrale. Ma esiste anche una parte nascosta!

Quello che vediamo la sera della prima è il risultato di un lavoro di mesi!
Essenzialmente si parte dalla scelta del copione. Molti copioni rappresentati da Timoteo Teatro sono stati scritti da me!
La lettura del copione avviene coralmente ascoltando l’opinione di tutti.
Questo è il punto di partenza per Timoteo Teatro!
La comunicazione, l’ascolto, dovrebbero essere fondamentali per tutte le Compagnie Teatrali!
Ma non sempre è così. In alcune Compagnie è il regista a scegliere il copione, gli attori e le parti che interpreteranno.
Senza dare spazio a idee e confronto da parte della Compagnia.
Per noi di Timoteo Teatro, questo è un modo di fare teatro limitante!

Anna Maria Altomare 5

Anna Maria al lavoro

I riflettori saranno sugli attori. Chi c’è dietro le quinte?

Gli attori prendono gli applausi. Sono quello che la Compagnia mostra di sé.
Ma il coinvolgimento, in Timoteo, comprende tutti i membri della Compagnia!
In questo modo, il fatto di non essere sul palco non toglie soddisfazione a chi ha lavorato perché la messa in scena sia al meglio possibile!
Abbiamo tutti il cuore in gola dall’inizio alla fine della rappresentazione!
Anche noi che organizziamo le scene, troviamo materiali e costumi, ci occupiamo di luci e suoni!
Trovarci poi per mano, tutti insieme, alla fine dello spettacolo sul palco ad accogliere gli applausi del pubblico è gratificante e ripaga di ogni fatica!

Hai dimenticato la figura del suggeritore!

Perché a Timoteo Teatro la figura del suggeritore non esiste!
La comunicazione e l’ascolto durante la scelta e la lettura del copione da portare in scena, ci mettono nella condizione di interagire spontaneamente sul palco in caso di vuoto di memoria sulla battuta precisa!
L’attore e regista Elio Berti considera ed insegna improvvisazione al fine di evitare di trovarsi in difficoltà sul palco.
E’ per dare modo a chi recita di esprimere al meglio se stesso!

Anna Maria Altomare proscenioRecitare è un modo di mettere in gioco la propria personalità attraverso un personaggio?

Ho avuto modo di confrontarmi con Paolo Bonacelli ( il fantastico “zio” di Johnny Stecchino, il film con la regia di Roberto Benigni).
Bonacelli afferma che, chi recita, porta in scena esattamente ciò che scrive l’autore del copione.
Secondo me, invece, è inevitabile che l’attore prenda, attinga dalla sua esperienza personale, emozioni da regalare al personaggio.
Recitando può succedere di comprendere, conoscere lati della propria personalità che “non vedevamo”, prima di sperimentare il “distacco” necessario per guardare il personaggio da interpretare!
Potrebbe essere questo, un modo di evolvere da se stessi!
Esistono, nel Teatro e nel Cinema, attori che interpretano sempre lo stesso personaggio, forse il più simile alla loro personalità, anche in copioni diversi.
Così, non si mettono in gioco, restano statici nel Teatro come nella vita reale!
Recitare ci potrebbe mettere in contatto con zone di noi stessi che abbiamo paura di vedere, di conoscere.
Evolvere come persone e come attori, è superare questa paura, entrare in luoghi di noi stessi che magari non amiamo, o dai quali preferiamo stare lontani.
Un’esperienza umana incredibile!

A tuo avviso questo aspetto del fare Teatro può essere recepito dal pubblico?

Credo di sì!
Per quello che riguarda noi di Timoteo, abbiamo spettatori che ci seguono assiduamente!
Hanno visto rappresentate, e replicate, negli anni le nostre commedie.
Ne hanno colto la crescita dei personaggi, avvenuta insieme alla crescita personale degli attori che li interpretano.
Non restiamo fossilizzati e inchiodati alla prima lettura del testo.
Tutti noi ci evolviamo e cambiamo come i nostri personaggi.

Viviamo in un’epoca in cui il cambiamento sembra sia sempre lì, sul punto di avvenire!
In ogni ambito della nostra vita!
Ma invece si preferisce restare nella “zona di confort”.
Ripetendo gli stessi comportamenti, nei quali è più facile riconoscersi.
I giovani forse hanno una possibilità in più rispetto a noi.
Il Teatro potrebbe aiutarli in questo senso?

Cambiamento non significa cancellare il passato.
Noi siamo il frutto di quel passato.
Guardarlo senza restarci ancorati, riconoscendone gli errori, permette di evolvere e cambiare.
Il Teatro è per me la potenzialità purtroppo non sfruttata per educare ai sentimenti, alle emozioni.
I bambini dovrebbero scoprire il Teatro perché sono in una fase della vita in cui non si hanno ancora limiti e sovrastrutture, alle quali siamo sottoposti in avanti.
Non dico crescendo perché crescere è ben altro! Richiede voglia di conoscersi davvero, di comprendere noi stessi attraverso gli altri, di capire come relazionarsi con gli esseri umani intorno a noi!
Sbagliamo credendo di proteggere i bambini non permettendo loro di provare le emozioni che può dare il Teatro!
Accompagnarli e vivere insieme a loro questa esperienza , è il modo più divertente di insegnare a crescere davvero, attraverso le sensazioni provate assistendo ad una commedia ad esempio, nelle loro sfaccettature.
Per  distinguere, poi,  il loro sedimentarsi in sentimenti o il loro essere effimero!
Daremo ai bambini, futuri adulti, gli strumenti che ognuno di noi ha bisogno di conoscere per gestire le proprie emozioni, imparando a dare loro il giusto valore che hanno non solo per noi stessi, ma anche per chi è accanto a noi!
In questa epoca in cui la parola “emozioni” è usata, abusata, pronunciata il più delle volte a sproposito, cercare un lessico per dare voce alla nostra interiorità insieme ai bambini, che sono i futuri adulti, permetterebbe forse di crescere individui più consapevoli, più veri.
E forse più felici dell’umanità che ci circonda!

 

“In buona sostanza…”
Parafrasando il personaggio di Paolo Bonacelli in “Johnny Stecchino”….

                                                     …il Teatro è divertimento!

(Parola di Anna Maria Altomare)

 

 

 

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