Fuggendo dalla pressa mediatica

Vivere di emozioni

Posted by on Mag 22, 2017 in Intorno a noi | 0 comments

Vivere di emozioni

La tapparella è spostata in avanti.
Nella striscia di spazio tra lei e il davanzale, si inseriscono i tetti delle case di fronte.
La osservo con la testa ripiegata sul cuscino, superando con lo sguardo il tavolo ovale ricoperto di cretonne verde tra il mio letto e la finestra.
E’ di nuovo mattina. Tengo con la mano la coperta sotto il naso, mentre ascolto la casa che si sta svegliando.
Dai rumori, o dalla loro assenza, so adesso di poter capire, più o meno, cosa mi aspetta.
Il silenzio è allerta, attesa. Mi mette in guardia.
Lui potrebbe essere seduto al tavolo della cucina. La sigaretta fra le dita e l’aroma del caffè vorrebbero rassicurare.
Come ho creduto, in altre mattine prima di questa.
Avvicinandomi alla soglia della stanza, venivo invece colpita da una rabbia inaspettata. La vedevo improvvisa nel suo profilo, mentre si girava verso di me. Si stagliava  contro la luce del primo mattino, stridendo con il mio sorriso rivolto a lui.
E se non facevo in fretta a reprimerlo, l’alone cupo  si materializzava, mortificando l’aria con il suo grigio metallico.
emozioni1Restavo in apnea, cercando di individuare l’origine della sua rabbia.
Un origine sconosciuta, profonda, ma palpabile, reale.
Alzavo allora l’unico scudo a me conosciuto per difendermi: il silenzio.
Me ne avvolgevo come in un mantello magico che mi avrebbe resa invisibile, non raggiungibile dalle ire improvvise scatenate dal suo captare  le mie sensazioni, percezioni, pensieri più luminosi della sua grigia rabbia.
La cui origine si manifestava ora ciabattando nel corridoio, in vestaglia.
Lei ci raggiungeva sfrontata e prepotente. Estranea a noi e alla realtà.
Unica padrona di un mondo che si era costruita a sua misura, spacciando per vere le bugie che si raccontava e portava in giro tenendole per un’immaginaria funicella, come un venditore di palloncini.
Ne regalava ora a questo, ora a quello, ognuno di colore diverso.
Ignara della loro breve vita:  presto si sarebbero inesorabilmente sgonfiati, e sarebbero stati gettati via.

emozioni5Un dialogo inutile si apriva tra lei e lui. Si rimbalzavano parole che non costruivano discorsi, non esprimevano un concetto.
Era un contrapporsi, il loro: la rabbia di lui contro le bugie di lei.
Non si incontravano mai, seduti allo stesso tavolo, sotto lo stesso tetto.
E non mi restava che cercare di evitare di inciampare in loro due. Per non cadere anche io.
Mi preparavo la cartella, mettevo il grembiulino e di soppiatto sfuggivo a loro due per andare a scuola.
La distanza fisica diventava distacco da loro :  ma non ero ancora consapevole si questo. Solo…lo sentivo! Immaginando un albero dai rami spogli, sul quale una miriade di uccellini cercava uno spazio per riprendere fiato dal volo.
Rabbia. Paura. Sollievo. Gioia. Speranza.
Emozioni.
Ma ancora non sapevo si chiamassero così.
Tutto quel grigio, il grigio della paura, le nascondeva.
Non sapevo di che colore sarebbe stata casa mia al mio ritorno da scuola.
Ero sospesa nel vuoto, sulla macchina sferragliante delle montagne russe: a volte, il fiato sospeso della lenta aspettativa, arrancando nella salita. Altre, il respiro mozzato dalla paurosa discesa.
emozioni3

 

 

 

Non lo sapevo, ma vivevo di emozioni!
Come un funambolo, un passo dopo l’altro sulla corda sospesa a cento metri d’altezza, senza rete di protezione.
Con la sola asta del mio sentire fra le mani, lo sguardo in avanti : guai a girare gli occhi di lato, o verso il basso…o peggio, dietro di me!
In continua ricerca di un mio baricentro, di un equilibrio che non mi facesse precipitare nel vuoto!
Vivere di emozioni.
Una delle frasi più lette ed ascoltate.
Il cui significato ha un’emozione diversa…per ognuno di noi.

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