Fuggendo dalla pressa mediatica

Viviamo in un link

Posted by on Mar 21, 2014 in Media | 0 comments

Viviamo in un link

Viviamo di link. Come in un tempo in cui si viveva di slogan,

ripetuti ossessivamente attraverso il nuovo mezzo di comunicazione di massa, il cinema.

Il potere, astuto, si era subito appropriato di questa possibilità di manipolazione e controllo.

Qualcuno cercava di prenderne le distanze, avvertendone la pericolosità sul pensiero libero.

I link hanno sostituito gli slogan. Le frasi fatte ripetute con insistenza allagano i nostri cervelli, e non ci resta che farle uscire così’ come sono dalla nostra bocca. Adeguandoci, cosa ancora peggiore, ad esse nel nostro comportamento.

E così, anche un libro profetico come “ 1984 “ di George Orwell a furia di essere citato a sproposito, ha perso la sua forza trasformata in banalità.

E ci chiude gli occhi invece di spalancarli sul futuro.

Frasi fatte del nostro tempo.

Ci appartengono veramente o viviamo per aderire ad esse?

Ci colpiscono nell’attimo in cui le leggiamo, le sentiamo pronunciare uguali nei discorsi.

Fatti di carta come siamo ci modelliamo inconsapevoli per sentirci anche noi parte di un tutto che non significa niente.

Prendiamo un qualsiasi telegiornale. Le notizie sono agghiaccianti. Ci colpiscono come una raffica di emozioni spiazzanti. Per non darci il tempo di elaborarle e reagire a nessuna di esse.

E poi, ecco la frase del momento : “ Mandiamoli a casa “ o  “ Fare un passo indietro “ ci parlano di una possibile azione che mai avverrà. Basta il fatto di averla sentita a cancellare il resto.

Rassicurati, torniamo alle nostre occupazioni senza più pensare a nulla.

Scesi in strada, se qualcuno cerca di parlare dei fatti ascoltati, raccoglierà un’altra sacca di luoghi comuni: “ Tanto non serve a nulla protestare “ “ Una volta al potere sono tutti uguali “ e vai così.

Il tentativo di reagire e soppresso dalla rassegnazione respirata, percepita. Una nebbia grigia nella quale nessuno vede oltre il proprio naso, preso com’è a guardare dove mette i piedi.

Se riaffiorasse un pensiero vero, che non sia figlio di un già detto e una frase ripetuta ossessivamente dalla martellante cultura della comunicazione?

Un pensiero diverso, squarciante non adeguato.

Che non contribuisse a rendere più cupa e grigia la pressa mediatica sui nostri cervelli.

Cosa esiste di rivoluzionario in un sistema di comunicazione che nell’illusione di renderci liberi controlla e cataloga i nostri pensieri riducendoci a niente più che clienti?

Tutto questo scrivere per esserci, senza aver veramente qualcosa da  dire.

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